ANNO 2011 - mchumanitas

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NOTIZIARIO MCH APPUNTAMENTI > 2011
APPUNTAMENTI 2011

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Domenica 28 agosto ore 19.00 a Vico nel Lazio "
Presentazione primo volume di "Civitas ed humanitas"

Nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria in Vico nel Lazio

PRESENTAZIONE DEL PRIMO VOLUMEDI CIVITAS ET HUMANITAS

(Organo ufficiale del Movimento culturale humanitas):

Momenti del dibattito etico-sociale di un quarantennio(1968-2008) che ha cambiato la storia [Autori vari]

Nella sezione "Uno sguardo sula civitas" :
Il borgo medioevale di Vico nel Lazio (Natale Tomei)
INTERVERRANNO
Il sindaco di Vico nel Lazio Cav. Claudio Guerriero
I professori
Paolo Russo (Università di Cassino)
Alberto Nave (Università di Cassino)
Natale Tomei ( Dirigente scolastico e storico di Vico)
Pasquale Giustiniani (Università Suor Orsola Benincasa)
Pietro Boccia (Sociologo e docente nei Licei)
Orlando Todisco (Università di Cassino)


La manifestazione sarà allietata dalle esibizioni del
Trio della Blue orchestra :
Manlio Polletta (Direttore d'orchestra),
Tonino Giovannone (al pianoforte),
Francesco Polletta (al flauto)
e del Duo musicale : Michele Leone (al pianoforte), Aldo D'Onofrio (al violino).

Presentatore e coordinatore : il dott. Fabio Arduini

ALLA RADICE DEL CRESCENTE INTERESSE PER LA SCUOLA PRIVATA A FRONTE DELLA STATALE (marzo 2011)

Nel “Seminario internazionale su <Scuola statale e scuola privata nell'Europa mediterranea>” (Cassino Università, 14-15 ottobre 2010), tra l'altro, si è parlato di un crescente interesse per la scuola privata a fronte di quella statale. Lasciando da parte le ragioni pro o contra la scuola privata, sembra doveroso sottolineare qualche particolare atto a favorire valutazioni più attendibili sul fenomeno.

Nel recente passato si è parlato con particolare insistenza, non solo della centralità dell'alunno nella vita scolastica, ma anche, e coerentemente, dell'esigenza di un'attività didattico-formativa il più individualizzata possibile, ipotizzando allo scopo un numero di alunni per classe da contenere intorno alle 15 unità.

Ora a nessuno può sfuggire che con gli ultimi interventi legislativi sulla scuola si stia spingendo nell'esatta direzione opposta, prevedendosi come del tutto normale classi di 30-35 alunni.

Sappiamo bene delle vera motivazione di fondo di tutto ciò: il contenimento della spesa pubblica, causa crisi internazionale in atto. Sappiamo, però, anche che altrove ci si è guardati bene dal toccare i fondi per la cultura in genere e la scuola in particolare, il che non ha impedito di rendere anche più spedito il cammino verso il superamento del problema.

Pressoché contemporaneamente, poi, ci si è affrettati a porre in risalto che, in compenso, al fine di garantire una scuola migliore, è previsto un aumento di stipendio per i docenti scampati alla falcidiata nel settore, quale incentivo a un maggiore impegno nell'attività didattico-formativa, un impegno che, tuttavia, per quanto maggiore, non potrà non fare i conti con l'obiettiva difficoltà rappresentata da classi stracolme di alunni, con l'aggravante di una loro crescente configurazione multietnico-culturale, un vero problema nel problema.

Non sarebbe stato meglio utilizzare, attraverso adeguate selezioni, parte della crescente massa di aspiranti docenti ai fini della realizzazione di quell'ideale di attività didattico-formativa individualizzata di cui da molto tempo si è parlato e che è diventato da semplice esigenza una improrogabile necessità, attesa l'accennata e crescente multietnicizzazione della scuola?

Alla luce di quanto sottolineato si può ben comprendere la motivazione di fondo del crescente interesse per la scuola privata: qui , infatti, è possibile garantire quella maggiore attenzione al soggetto (l'alunno) che, a livello di scuola pubblica, anche se non ignorata sul piano dei principi, appare sempre più problematica in via di fatto. (A. Nave)

A proposito dello spot pubblicitario...(gennaio 2009)

A proposito dello spot pubblicitario diffuso da un gruppo di atei su Dio e il suo possibile ruolo nella vita dell'uomo (ma non avevano altro da fare dal momento che per loro Dio non esiste?), a ben riflettere lo si potrebbe convertire nel seguente:

< La cattiva notizia: si riparte per l'homo homini lupus (l'uomo “bestia”, per intenderci); la buona notizia: per fortuna c'è ancora troppa gente disposta a pensare (fino in fondo, ovviamente)>

UN UOMO NELLA STORIA

Ci sono persone che lasciano un segno profondo nel nostro animo perché c'inducono alla riflessione, alla meditazione, ad approfondire contenuti che non avremmo mai scandagliato senza il loro aiuto. Queste persone, anche se nel corso degli anni si perdono di vista, rimangono punti di riferimento inestimabili perché la loro “voce” è sempre viva in noi.
Nel corso degli anni non ho mai dimenticato la “voce parlante” del professor Luciano Dondoli, studioso vivace e uomo complesso.
Ero studentessa universitaria e frequentavo i suoi corsi, puntuale ascoltatrice delle sue importanti e singolari lezioni. Rileggo, ogni tanto, con molto piacere e gioia, gli appunti delle sue lezioni perchè sono schegge di ricordi sempre traducibili e mai noiosi.
Trascrivo qualche appunto.
“…si prende dalle opere d'arte quello che in fondo c'è già in noi. In altre parole, la lettura dell'opera d'arte è un atto di classificazione personale. In sostanza, i pensieri dell'artista servono a ridestare i propri pensieri… riportando a galla anche quelli rimossi. Eccita, allora, questo nostro mondo interiore…”
“In “Speculum Mentis” Collingwood dice che l'opera d'arte è come una corda che si getta ad uno scalatore principiante. Ha ragione. Giunge, però, a delle conclusioni estremiste perché dice che chi ha senso estetico l'arte se la fa da sé, chi non ha senso estetico l'arte non serve. L'uomo comune, però, di questa corda ne ha bisogno. L'uomo comune ha bisogno dell'artista. Il problema è che si hanno diversi bisogni che sono soddisfatti in modo diverso…..” .
“L'arte pesca nell'oscuro mondo dei sentimenti, mentre la filosofia è attività riflessa che confronta l'intuizione che abbiamo creato con il sentimento”.
“La storia è conoscenza. La stessa conoscenza è storia”.
Gli argomenti affrontati dal professor Luciano Dondoli erano i più svariati ma sempre molto intensi e penetranti. Egli offriva agli studenti la possibilità di approfondire contenuti diversi per vedere dentro le cose prima di esprimerle.
I suoi racconti autobiografici “Gatti e bauli. Schegge di ricordi” mi hanno confermato ciò che ho sempre pensato di lui: un professore poeta. I poeti hanno “qualcosa in più” perché sono quella “corda” di cui l'uomo comune ha bisogno per orientarsi nel “multiversum”.
Io, allora studentessa, oggi avanti negli anni, serberò sempre il ricordo dell'acutezza, della vivacità, della finezza di questo grande MAESTRO.

(Margherita Pappalardo)

A proposito di “Prospettiva cattolica e prospettiva laica sulla bioetica animale”

In riferimento all’antropocentrismo tipico del passato, teso di solito a concentrare l’attenzione sull’animale solo in vista dei riflessi che la cosa può avere sulla problematica umana, da più parti si è cercato di sottolineare il peso che in ciò avrebbe avuto la concezione meccanicistica dell’animale teorizzata da Cartesio. Non si può non prendere atto delle motivazioni oggettive volte a legittimare tale illazione. Riteniamo però esagerata l’importanza che non di rado si tende a dare a questo collegamento. Non bisognerebbe, infatti, dimenticare che il meccanicismo cartesiano chiamato in causa si presenta strettamente connesso con quello che un po’ comunemente, in ambito filosofico, viene ritenuto come il punto debole di tutto il pensiero filosofico cartesiano, e cioè con il dualismo tra “res cogitans” e “res exstensa” tipico del pensatore francese.
Per quanto concerne più specificamente il confronto tra prospettiva cattolica e prospettiva laica sulla bioetica animale, non è difficile coglierne una sorprendente convergenza, almeno per quanto concerne alcuni termini essenziali del rapporto uomo-animale emergenti sul piano delle ricerche sulla bioetica animale. Al riguardo si è parlato giustamente di un atteggiamento etico dell’uomo verso l’animale improntato al rispetto e alla cura, per di più sulla base di una non reciprocità del rapporto, per il semplice fatto che l’animale, come sottolineato dallo stesso Darwin, non è passibile di comportamento etico, mancando in esso quello “elevato sviluppo mentale” che è esclusivo appannaggio dell’uomo.
Stando così le cose, non si può non cogliere una significativa convergenza tra le due prospettive già tenendo presente il testo che si trova all’inizio della Genesi: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”(Genesi,2,16), insomma, perché ne avesse cura, rispetto. Ora in quel giardino c’era tutto il creato, animali compresi.
La convergenza emerge non meno per quanto concerne la non reciprocità, dal punto di vista etico, del rapporto uomo-animale se si tiene presente, da un lato, che Dio è “amore” e che in quanto tale ama per primo (e quindi senza la prospettiva del contraccambio) l’uomo e le creature tutte, e, dall’altro, che l’uomo viene creato ad immagine di Dio, e di conseguenza, come nativamente impegnato in un rapporto simile a quello di Dio nei confronti degli esseri a lui subalterni.
(A.N.)

Convegno sull' "Estetica di Antonio Tari"

Nel Convegno sull’ “Estetica di Antonio Tari”, tra l’altro è stato giustamente sottolineata la particolare attenzione dedicata dal Croce al filosofo cassinate. Ma non ci si è limitati solo a questo. Si è anche ac-cennato ad una certa non linearità del giudizio crociano sul Tari: un giudizio, per un verso, di ammi-razione, oltre che di rispetto, per lui ( non sembra indifferente al riguardo la partecipazione del giova-ne Croce alle lezioni del Tari), per un altro verso, un giudizio di riserva per la sua visione dell’estetica, ancora legata ad un periodo solcato da non poche incertezze in materia. Si tratta di una notazione di cui non è difficile trovare un esplicito riscontro nelle pagine dedicate dal Croce al Tari. Se questo è ve-ro, è doveroso però soggiungere che lo stesso Croce ha accusato inizialmente delle incertezze legate al particolare periodo in cui si è trovato ad operare il Tari (si pensi alla Storia posta sotto il concetto ge-nerale dell’arte del 1893), incertezze poi superate in seguito con l’Estetica del 1902, nella quale, non certo a caso, emerge quel giudizio non lineare sul Tari, che, essendo scomparso già da un pezzo, non aveva avuto la possibilità ( concessa invece al filosofo neoidealista) di chiarire ulteriormente il sua pensiero sull’arte.
 
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